“La tecnologia è sempre andata a braccetto con lo sport e ogni epoca ha avuto a disposizione i suoi gioielli tecnologici. È indispensabile per vincere, ma non basta per arrivare primo”.
Nunzio Lanotte, pentatleta agonista.

In questo blog noi cercheremo di analizzare una controversia di tipo scientifico; il dibattito sull’utilizzo della tecnologia nello sport. C’è molto da dire su questo argomento sopratutto perchè non ci sono ancora delle regole ben chiare che stabiliscono quali limiti possa incontrare la tecnologia nel suo percorso di influenza sullo sport. In poche parole possiamo dire che ci sono due correnti di pensiero in tale questione:

  1. Coloro che sostengono che l’evoluzione di tutti gli strumenti tecnologici serva per rendere più spettacolare lo sport, migliorandolo in ogni sua forma, dai metodi di allenamento, all’equipaggiamento più comodo ed efficiente da usare, per monitorare e assicurare gli atleti in caso di incidenti.
  2. Coloro che criticano l’utilizzo della tecnologia perchè lo sviluppo esagerato dei nuovi materiali fanno si che la tecnologia finisca con il manipolare il concetto di sport stesso. Questa schiera di persone cerca di difendere la figura umana che pratica sport, in modo tale da non rendere “artificiale” la sua prestazione sportiva.

Migliorare se stessi, correre più veloci, colpire più forte, arrivare prima dell’ avversario. Talento, spirito di sacrificio, determinazione, abnegazione, tutte doti che trasformano atleti in Campioni e record in pagine indelebili che restano nella memoria. Oggi più che mai la tecnologia si mette al servizio dello sport, in tutte le sue forme, con materiali e innovazioni che migliorano le performance e contribuiscono in maniera determinante a superare i limiti del corpo umano.
Generalmente le innovazioni tecnologiche accompagnano lo sport con piccole trasformazioni, ma può capitare che facciano salti improvvisi: arriva il momento in cui, alle Olimpiadi invernali, un atleta si presenta con gli sci di alluminio anziché di legno. Dalla gara successiva quella diventa la tecnologia dominante. Anche negli sport in cui l’apporto tecnologico non è così evidente, come per esempio nel nuoto, le innovazioni ci sono e vanno di pari passo agli allenamenti degli atleti, alle ore di fatica e al loro talento. Aiutano a migliorare le performance e sono al servizio delle tecniche di allenamento, degli strumenti e delle attrezzature sportive.
La presenza massiccia delle nuove tecnologie nell’universo sportivo rischia, però, di minare alle fondamenta il fascino del gesto atletico e dello sforzo agonistico. I nuovi materiali e le tecnologie più avanzate, sebbene migliorino lo spettacolo e le prestazioni, contribuendo in alcuni casi anche a rendere lo sport più sicuro, diventano protagonisti quasi assoluti del momento sportivo. Il dominio della tecnologia è talmente decisivo in alcuni sport che si è parlato di “doping tecnologico”.

Gli apporti tecnologici alterano il risultato tanto quanto le tradizionali sostanze dopanti? Per il momento si tende a restare cautamente scettici e conservatori, privilegiando (almeno a parole) una intromissione non traumatica della tecnologia nello sport. Tuttavia, nonostante gli accorgimenti mirati e circoscritti e la costante attenzione a valutare quanto siano lecite le innovazioni, la prospettiva fantascientifica di un atleta bionico, oggi appare sempre meno utopica.

vorrei sottolineare che la tecnologia non è necessariamente nuova o creata appositamente. Penso che i migliori risultati di business si ottengono quando una tecnologia di uso comune viene applicata in modo creativo per dare alle persone un’esperienza unica che le coinvolga emotivamente. E questo è un concetto che può di sicuro essere adottato in tanti altri settori.

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